Biodegradable artist for weak hearts. Italian folk-blues-songwriter. Cantautore solitario, menestrello, giullare, scrittore, youtuber, imbrattatore di tele, pagliaccio della società e urinatore di corte. Spark è siciliano, nasce in un villaggio borbonico in decadenza. Di ambigua istruzione è dotto. Si considera biodegradabile con la chiave di lettura del panismo, ermetismo, simbolismo e contraddizionismo.
lunedì 11 novembre 2019
domenica 20 ottobre 2019
mercoledì 10 febbraio 2016
Saggio folle sul tempo
La vita potrebbe sembrar così sfuggente in mano al tempo… ma
cos'è il tempo… e siamo sicuri che sia così assoluto ed incontrollabile? O
relativo alla velocità delle nostre avventure e alla gravità delle nostre
sensazioni?
Non possiamo di certo coalizzarci in coagulazioni riflessive
attendendo una catarsi mistica riflessiva sui flessibili istanti che ci vengono
strappati dalle mani assieme alla nostra età che forse non appartiene solo a
noi stessi ma al tempo stesso che anch'esso ci appartiene sì… ma in modo
relativo e quantistico.
Il tempo lo si può odiare come se non ci appartenesse… lo si
può dannare… ma così facendo si crea solo un autolesionismo perpetuo che
finisce per logorarci dentro e fuori…
Il tempo lo si può amare... vivendolo con le giuste
preoccupazioni tra le intenzioni e fallimenti tra i denti e i venti e poi ti
penti se menti… con l’autoconsapevolezza della purezza della libertà che si
svezza dalle catene della foschia protettrice…
Ci sono anche i fazzoletti tempo sì… e il tempo delle mele…
delle arance… delle susine… delle cavallette…
Il tempo lo si può anche non considerare… l’indifferenza del
tempo non è assolutamente da sottovalutare… probabilmente nessuno osa affermare
che il tempo non esiste ma di sicuro nella praticità dell’affrontare il
divenire è possibile mostrare e dimostrare l’indifferenza al tempo finché non
giunge l’evidenza e a quel punto l’indifferenza si tramuta in odio se non è
sodio o tintura di iodio sul podio…
Tergiversando sui tergicristalli dell’esistenzialismo che ci
sovrasta in una nube tossica tra vortici e mareggiate… si può sempre rammentare
che non esiste una filosofia giusta se non la propria se si è fervidi e
brulicanti di scopi per cui ci si lotta pacificamente per una felicità che
dovrà essere sempre riconquistata nel gioco della vita…
Il surreale che tenta di divenire reale ed il reale regale
della veemente danza dei sensi che percependo esultano e urlano attraverso le
fauci dell’istinto indomabile ricomposto dall'etica della ragione non sempre
così morale masticabile dal molare sinistro opportuno ad apportare l’apporto al
porto dei sogni e delle incertezze che nel dubbio creano timori che svaniscono
nell'azione delle avventure pure e non quelle surrogate o camuffate regolate
dalla pecunia che non può commerciare gli anni in modo diretto… come anche la
saggezza che pare accresce con gli anni. Quindi se son 25 o 28 o 37 o 83 che
importa se porta la porta d’importazione con torta sorta e risorta ma mai morta?
lunedì 28 dicembre 2015
La superficialità
La superficialità mi fa paura... sembra quasi che faccia apparire l'uomo più furbo... è il secolo della superficialità!
martedì 24 novembre 2015
sogni
Linea finita nella sua infinita incommensurabilità di un pensiero al tramonto di alcuni sogni e all'alba di altri...
Spark Rocca
venerdì 12 giugno 2015
Droghe esistenziali che…
Salve!
Sono qui nelle vesti
di un paroliere bandito-bendato perché sento il dovere civico di mandare un
messaggio psicosomatico attivo sui passivi pensieri oscuri che si celano nelle
nostre deboli menti di cartapesta modellata come una necropoli surreale
dell'illusa civiltà in cui uriniamo.
Ebbene! Ciò che mi
duole a questo mondo in questo modo così mal-modellato attorniato in così
effimere realtà osmotiche e succhia-sangue nella latente alterazione dei sensi
sensati sensibilmente tra un vaffanculo armonizzato timidamente e un sorriso
stretto col dolore provocato dalle ferite inflitte dall'angosciosa negligenza
che ci attanaglia indifferentemente tra le strade che s'inerpicano intrecciando
la montagna campagna dei nostri sogni seminati e poi raffinati assieme alle
droghe esistenziali che...
Questo è il
discorso apparentemente surreale che feci giorni fa su YouTube nel video
intitolato “droghe esistenziali che...” che potete vedere al link: Droghe esistenziali che...
All'inizio possono sembrare solo un’accozzaglia di parole gettate senza punteggiatura con
l’unico scopo di far confondere o annoiare il lettore/ascoltatore del discorso
ma! È una vera rottura spiegare le
proprie opere credetemi! Ma con una più attenta analisi del testo potete
intuire che l’artefice del discorso (Sì: io) nutre un certo livore che si intuisce per l’uso di alcune similitudine
dispregiative quali “nostre deboli menti di cartapesta… necropoli surreale…
uriniamo…” Ma con chi è innervosito l’autore di questo discorso? (Sì lo so… fa uno strano senso parlare di se
in terza persona) Con le nostri deboli menti? Non propriamente.
Continuando
a leggere l’autore sembra rivelare fin dall'inizio cosa gli duole ma escogita il modo per dilungarsi narrando situazioni imbarazzanti: “sensibilmente tra un vaffanculo armonizzato
timidamente e un sorriso stretto col dolore...” Ma cosa c’entrano?
Continuando a leggere si coglie che viene omesso ciò che duole o meglio: viene
scritto tramite altre similitudini apparentemente confuse! Finché non si giunge
a: “campagna dei nostri sogni seminati e
poi raffinati” Cos'è questa campagna in cui si seminano i sogni e poi si
raffinano anche? Ma se sono seminati non dovrebbero poi crescere? No! E il
motivo sta nella frase: “assieme alle
droghe esistenziali che...” Ma allora i sogni sono come una droga: si
raffinano! Si purificano! Aumenta la loro concentrazione col crescere del
desiderio! Quindi l’autore non sta parlando dei sogni ad occhi chiusi! Quindi
ciò che duole è il sogno? Certo che no! Ognuno è libero di sognare ad occhi
spalancati e strafatti!
Bisogna che capiate cosa s’intende per “droghe esistenziali”. Le droghe
uccidono mentre l’aggettivo esistenziale fa riflettere invece sull'esistenza.
Sembrerebbe un ossimoro! Ma l’attaccamento invece alla propria esistenza non è
forse una droga? Attenzione a non confondere “esistenza” con “vita”! Si può
creare la propria esistenza non vivendo ma sopravvivendo!
Ma non
dimenticatevi la parola “assieme…” Cos'è che sta quindi assieme alle droghe esistenziali? O meglio: cosa sta assieme all'attaccamento alla propria esistenza? (Non rileggete il discorso ma riflettete sui miei
ragionamenti per giungere alla soluzione)
Avete
capito?
Spark Rocca
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